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nov
07 2007 Anna Zamolo |
Anna Zamolo
Anna Zamolo rappresenta in questo momento, in cui le scelte dell’arte vanno in direzione piuttosto opposta alla sua, una felice eccezione.Ci troviamo di fronte infatti ad una pittrice che è prima ancora disegnatrice e la sua derivante dalla fotografia è facilmente osservabile. Derivare dalla fotografia, potrebbe voler dire solamente imprimere sulla tela o sulla carta un dato con una precisione tecnica diretta. Il caso di Anna Zamolo non è questo: non ci troviamo di fronte solamente ad una specialista dell’immagine ma di più, siamo davanti ad una consapevole condivisione dei valori di una civiltà che nell’anima mai scompare.Sono i valori della friulanità e di più dell’essere carnica, di Anna Zamolo, di appartenere ad una civiltà radicata, stratificata e sedimentata nel cuore di una regione in cui la tradizione dell’essere manifesta ancora oggi se stessa, si spiega e si dimostra e, soprattutto, senza vergogna né timidezza si offre orgogliosa. C’è in Anna Zamolo una sorta di orgoglio di provenienza, una affermazione dell’esistere come donna della Carnia che viene scandita ad alta voce. Le tracce segniche, i colori che invadono la tela, sono proprio grida, voci elevate al cielo per affermare, per attestare il legame alla terra e comunque per dimostrare la stupefacente vivezza di essa. Orgogliosamente, tra questi messaggi compare anche un significativo “je sem”. “Je sem” è il grido elevato al cielo delle donne armene che spesso compare come dichiarazione di appartenenza.Anche nella pittura di Anna Zamolo compare “je sem” il grido orgoglioso di tutte le donne che affrancano loro stesse dal potere secolare di una cultura maschilista che le ha rese subordinate sul piano culturale, insignificanti o addirittura inesistenti.È il grido di Compiuta Donzella, del medio evo, di Gaspara Stampa, di Vittoria Colonna, di Veronica Gambara, di Isabella Morra nel cinquecento, di Grazia Deledda, di Matilde Serao, di Caterina Percoto, nell’ottocento.La donna che non accetta di essere relegata ad un ruolo subordinato dal punto di vista culturale grida il suo “je sem” da ogni lato del mondo e anche dalla condannata Carnia, laddove essere donna significa fatica e dolore, si eleva la protesta, in questa occasione, dignitosa e silenziosa. Perché Anna Zamolo è anche questo nell’affermazione di questa doppia dignità, essere carnica ed essere donna. Vito Sutto Ammirevole è la costanza con cui la pittrice si presenta con le sue opere, impegnata come appare nella ricerca di soggetti che siano significanti e pieni di significato. Caratteristica pure è la ricerca del supporto usato nelle sue figurazioni. Il legno, le tele gessate, la stoffa sono elementi con trama diversa, usati per trasmettere sensazioni differenti a seconda dell’emozione suscitata dal soggetto. Nei suoi lavori non si trova solamente il piacere di fare, ma una quasi “devozione” nel ricercare il clima, il tono e l’atmosfera della Carnia. È questa una scelta di trasmissione a ricordo per colui che ha vissuto la realtà rappresentata, una sorta di libro filologico per chi giovane ancora lo è. La tecnica quasi monocroma mette maggiormente in risalto le rughe del tempo sia nei personaggi, che nelle strutture murarie, dove ogni elemento è vissuto intensamente. Anche quando Anna rappresenta un bambino questo elemento giovane non stride con il resto della composizione, contrapponendosi, ma con un sapiente dosaggio di tono su tono, si fa parte del racconto tutto. |
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