dic
07
2006

Vilma Canton

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Vilma Canton
Posta elettronica:
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numero telefonico:
0432 955399 (ogni giorno dalle 17 alle 19 escluso lunedì)
La sua arte:
Pittura, ceramica
Galleria:
La galleria di Vilma Canton.


Vilma Canton, ha frequentato il Liceo Artistico della città natale avvicinandosi da autodidatta alla pittura e alla ceramica. Laureatasi in Architettura, ha esercitiato per un breve periodo la professione e si è dedicata quindi all'insegnamento dell'Educazione Artisitica. Ha organizzato e coordinato attività di laboratori artistici (pittura, ceramica e scenografia) nelle scuole di Gorizia e della provincia. Ha iniziato ad esporre nel 1994 partecipando a mostre collettive nazionali e internazionali; ha realizzato diverse personali. Vive e lavora a Gorizia in via Del Poggio, 10.

ART&SISTENZIALE
"Se l'arte guarda alla vita, la vita aspetta e sta a guardare solo le resurrezioni dell'arte"
Manlio Brusatin,
COLORE SENZA NOME

La linea che segna il contorno di una figura ancora riconoscibile. La tavolozza che sceglie le tonalità di un colore ancora mai visto. Una pittura che parte da una suggestione, diventando un’ossessione e allo stesso tempo "un riposo per l’immagiazione"(Van Gogh).
Queste opere di Vilma Canton e di Giuliana Pais sono il frutto di un esercizio assiduo e necessario che ha permesso alle autrici di sperimentare nel tempo varie tecniche e di pervenire a un'idea di arte che fa tutt'uno con la loro persona. Per cui loro sono o sono diventate il loro modo di dipingere. Ma quale spazio di ricezione può avere oggi una ricerca estetica che nasce come pura espressione individuale, al di fuori delle regole e delle scadenze del sistema dell'arte? E anche ammesso che sia sempre esistita la libera espressione artistica sganciata dalla committenza, quali riflessioni culturali e quali impressioni contingenti ci impediscono di considerare queste opere come pure ossessioni private? Da sempre Vilma e Giuliana ritraggono le cose che vedono per parlare delle cose che non si vedono. E proprio lo scarto fra le cose da dire e quelle da mostrare si fa misura della loro famigliarità con il linguaggio cifrato dell'arte e criterio di valore delle loro opere. Nello scenario di un Eden abbandonato, la linea che attiva la mano di Giuliana è dotata di un potere generativo. Sullo sfondo di un ciclo che irradia colori primordiali, richiama a una seconda vita le creature che da qui sono state cacciate. La loro nuova sagoma è quella di un albero tormentato che si piega, si genuflette e si contorce perché ostinatamente respinto. I suoi rami stanno ai posto delle radici, che rifiutano la terra per cercare innaturalmente una presa nel vuoto respingente del ciclo. Nessuna scenografia invece per le creature che popolano il mondo ricreato da Vilma. La linea che attiva la sua mano costruisce, non genera; seziona non spezza, moltiplica non riproduce. Ciò che sta attorno alla maggioranza delle sue figure assorbe un colore solido, compatto, che conosce anche l'idealità dell'oro. Le sue creature sono fatte di mani, di occhi, di volti che nella durezza del supporto si irrigidiscono come pedine su una scacchiera. Salvo non "stare al gioco" e materializzarsi nella pasta suadente della ceramica o distendersi nel segno caldo di una figurazione emotiva. L'esaltazione del colore, cui le autrici attingono come a un alfabeto originario, serve a due pratiche diverse della narrazione. In un caso il dialogo tra gli elementi avviene per addizione, marcando lo spazio di superficie. Nell'altro avviene per contrasto, agendo nella profondità di uno spazio vissuto come un campo di forze. Qui il simbolismo tragico degli alberi urlanti si armonizza con la flessuosità più chiara degli altri fantasmi sullo sfondo e con le diverse gradazioni del colore trascinato e fluttuante. Là la scomposizione in frammenti seziona la figura ma così facendo la moltiplica anche all'infinito, in un gioco di rifrangenze che rimanda all'alchimia. Nei nostri anni telematici che stanno tornando affannosamente al colore (Web o Net Art), questi due percorsi si attestano sull'esaltazione cromatica di quella pittura che, prima della fotografia e prima del cinema, aveva introdotto la percezione del segno e del movimento in quanto colore. Una pittura che resta ancora il modello percettivo per la maggioranza degli sguardi. Una pittura che resta ancora il modello cognitivo per chi crede di avere ancora tante cose da dire.

Roberta Turrin Gorizia, 27 ottobre 2006

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